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Il
7 Settembre è stato presentato S. Michele Salentino tra storia e
tradizioni, il 5° volume della collana "Millennium"edito
da
Schena/Il Punto,
con il
contributo dell'Amministrazione Comunale di
S. Michele
Salentino, che provvederà a
diffonderlo tra i cittadini.
Continua così questa iniziativa
editoriale che finora ha prodotto opere di altissimo livello
culturale. Riportiamo
parte della nota di presentazione del prof.
Paolo Miccoli, docente
di Filosofia nell'Università
Urbaniana di Roma.
«Il libro è il risultato felice dell'impegno di uno storico
di professione, Antonio Chionna, e di un fine letterato,
Vincenzo Palmisano, i quali, intrecciando le rispettive
competenze, hanno dato voce e vita a un segmento di
storia
locale
(pugliese)
recente,
ponendo
all'attenzione del lettore l'intreccio
problematico e
creativo ad un tempo tra la storia e le storie.
Con un bisticcio di parole, che mettono conto del
discorso chiasmatico, oserei qualificare
il risultato
delle ricerche pazienti,
rigorose, tassonomiche di
Chionna come la storia delle storie,
e quelle di Palmisano
come le storie della storia del Comune di
San Michele Salentino.
Mi
spiego con
addentellato all'orientamento
metodologico
dell'autorevole
Cinzio
Violante,
richiamato, in premessa, dal suo discepolo Chionna:
«la storia si costruisce con i documenti...».
Allargherei un tantino questa prospettiva seccamente positivista con
i convincimenti di Fernand
Braudel,
rinomato storico dell`Ecole des Annales" francesi, e
del filosofo Paul Ricoeur che asseriscono: la storia si fa
con i testi (avec les textes) e altresì con la testa (mais
aussi avec la téte). Ed è ovvio: siamo nel campo delle
azioni umane dove interviene l'imprevedibile
della libertà, intelligente o emotiva che sia, dando luogo a
realizzazioni complesse, sfumate, talora enigmatiche e
polivalenti che non
possono prescindere dall'uso
ermeneutico
che lo
storiografo deve fare dei
documenti (testi, monumenti,
tracce, 'frantumi' di
antichità), per venire a capo della loro autenticità, del riordino e
discussione critica, nel contesto cronologico
e geografico di quanto si indaga. Non per nulla oggi si
sostituisce la categoria della
causalità (fisica) con
quella dei motivi socio-economici, culturali, ideologici,
psicologici nel lavoro storiografico.
Ne consegue la
specificità del lavoro di ricerca dei due autori che hanno posto una
pietra miliare nel divenire vitale di
una comunità, quale quella dei
Sanmíchelani, che, per
crescere civilmente, ha bisogno davvero di proseguire
il suo cammino alla ricerca e
all'irrobustimento della
propria identità, rinverdendo storia e tradizione locali,
come suggerisce il sottotitolo
del volume. Antonio
Chionna, aduso alla consultazione di archivi
regionali e provinciali, civili
e religiosi, si è mosso con destrezza professionale
nel reperire, ordinare ed
esporre
analiticamente documenti
imprescindibili
dell'allora territorio di Masseria Nuova (siamo verso la metà del
1800) delimitato da Comuni secolari quali
San Vito dei Normanni, Ceglie
Messapico, Francavilla Fontana, Ostuni.
Il lettore si imbatterà in pagine talora aride di resoconti
notarili riguardanti
la ripartizione delle
terre ai contadini; vi sono inoltre lamentele
avanzate alle
autorità civili e religiose di San Vito, Ostuni e Brindisi;
ingiunzioni fatte dai vescovi di Brindisi ai sacerdoti
interessati, nelle loro visite pastorali
in loco. Non
generazioni. Ne apprezzerà il valore chi sa distinguere il romanzo dalla
fatica di documentazione dello storico.
A me interessa sottolineare il taglio metodologico della
ricostruzione di Antonio Chionna
che, accanto alla
dimensione cronologica dei "fatti",
ha segnalato la
configurazione topologica della sua ricerca. Il che
significa che si è destreggiato
con equilibrio tra
sincronia e diacronia, abituandoci a leggere "la storia"
di San Michele Salentino non
solo nella successione
degli eventi, ma soprattutto nell'articolazione vitale dei
sottosistemi geografici e sociali di un gruppo etnico che è cresciuto su
se stesso alimentandosi osmoticamente,
nel bene e nel male, sugli
elementi cardine del suo
consistere e che vengono evidenziati nei vari capitoli.
[....]
Sono vicende
che lo storiografo
costruisce
con
minuziosa fedeltà alle fonti,
non scevra da regìa
personale che sa dosare criticamente giudizi di valore o di biasimo
su persone e circostanze. Può darsi che da
ulteriori ricerche e approfondimenti qualche giudizio
possa essere meglio ricalibrato e approfondito;
sarà
questo l'ardimento
dei giovani
sanmichelani
che
torneranno a sterrare con passione civica le radici del
loro paese, consapevoli
dell'antico
detto: historia crescit eundo! (la
storia cresce facendosi).
Per questi motivi esprimo gratitudine all'amico prof. Antonio
Chionna che ha raccontato magistralmente la
storia del mio paese!
E vengo a Vincenzo Palmisano, rinomato "cantastorie"
del suo amato paese nativo.
Il suo contributo letterario
alla monografia è un
completamento creativo e arricchente della
ricerca,
tanto quanto le scienze umane lo sono di quelle fisiche e
sperimentali.
Che cosa coglie il letterato allorché vede con l'occhio del
cuore, con intimo sentire partecipativo, la vita vissuta di
un paese e ne parla con "intelletto d'amore"?
Vede e capta un mondo diverso nel mondo abitudinario della nostra
esistenza.
Allora, come nelle antiche mitologie, le cose si animano
fino ad assumere sembianze divine e politeiste.
Le persone reali si trasformano in personaggi dai volti
cangianti, e noi possiamo ridere col babbeo del posto,
diventare complici delle birichinate dei furbi,
reincantarci al ricordo del contatto con gli anziani
(uomini e donne) che sapevano raccontare storie del
cielo e della terra; soffrire insieme con povericristi di
altri tempi.
L'umana psicologia non si sostanzia di ricordi freddi e
neutri; si carica di memorie affettive, di patemi d'animo, di
fantasie visionarie e di ardite reazioni
apocalittiche.
L'identità di un gruppo etnico è data dalla polivalente
tradizione, intessuta di folclore di proverbi, di
filastrocche, di canti popolari, e perché no?, di nomignoli (o
soprannomi) che, letti con acume,
rivelano temperamenti, caratteri, comportamenti quanto mai
originali. E Vincenzo Palmisano è stato
geniale, in passato, nel redigere poeticamente e
dedicare all'insigne glottologo tedesco Gerhard Rohlfs
una microstoria sanmichelana, evidenziandola nella
filigrana di soprannomi
eloquenti: "Pezzacruda",
"Cipodda rossa'. Scannaciuccio", ecc.
Dunque legittimazione delle storie nella storia?, del vissuto nel
raccontato? In certo senso, sì. Chi scrive ricorda le
indimenticabili serate trascorse in amena
compagnia di persone che si radunavano a gruppi nelle
vie dell'abitato e sedevano per ore fuori casa, nell'afa
estiva serotina, ascoltando le narrazioni dei reduci
dalla prima Guerra mondiale.
[...]
Se proprio di storia si deve parlare, beh, col senno di
poi mi sia consentito volgere lo sguardo all'indietro e
fare una risata sulla mitizzazione di alcuni personaggi
del Risorgimento italiano e sulla demonizzazione di
altri che ci veniva fatta alle Scuole Elementari. Ma
questa è davvero un'altra povera storia!...
Grazie a Vincenzo
Palmisano siamo risospinti nelle
zone archetipiche dei simboli e dei miti che,
nonostante
resistenze
ideologiche, restano
un'insopprimibile risorsa di senso
della storia (anche locale) nella quale tutti ci specchiamo e dalla
quale è alimentata
l'apertura speranzosa sul futuro umano». Il libro sarà
presentato il 7 settembre.
Paolo Miccoli
Pontificia Università Urbaniana
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