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San Michele Salentino coltivava in passato rituali
connessi al credo religioso e ai cicli produttivi agrari. Quindi,
religione e realtà economica procedevano di pari passo.
Ma non tutto è andato perduto.
Ancora oggi una tradizione molto curiosa è quella legata
al culto di S. Lucia, di cui è conservata la statua nella
chiesa madre. La santa, protettrice della vista, viene venerata
la sera del 13 dicembre di ogni anno. Costume vuole che per le
strade cittadine, su iniziativa delle famiglie residenti, si accendino
grandi falò. Attorno ad essi si raccolgono i paesani che,
osservando intensamente il fuoco, pregano affinchè la salute
degli occhi sia preservata e invocano la guarigione dei meno fortunati.
L’evento si inserisce nel periodo delle festività
prenatalizie, accompagnandosi, quindi, ad un rituale anche gastronomico.
Infatti, i Sammichelani approfittano dell’occasione per
riunirsi e offrirsi a vicenda le delizie tradizionali di propria
produzione: vino , tarallini e “purcidduzzi” (squisitezze
fritte o al forno, di forma simile agli gnocchi) .
Un’altra usanza è quella del saluto al carnevale,
ossia la “scasc-pignet” che si svolge in concomitanza
con i festeggiamenti del carnevale (Pignata: ‘pentola’
in terracotta utilizzata un tempo dalle nostre nonne, ma oggi
rivalutata e ancora usata per cuocere in modo naturale le pietanze
vicino alla fiamma del caminetto). Raggruppatasi in piazza la
gente, viene bendata una persona a caso, alla quale viene dato
un bastone. Il prescelto deve cercare di rompere, appunto, una
pignata sospesa in aria. La pignata in frantumi, penzolante per
aria, scarica, così, una pioggia di dolciumi sulla gente
che accorre per agguantarne quanti più possibili. Come
tutte le manifestazioni pubbliche in una civiltà contadina,
anche questo evento è legato al ciclo di vita della terra,
fonte economica prrimaria di San Michele Salentino. Non a caso,
il rituale della rottura della pignata simboleggia la fine della
stagione dell’inverno, impervia per il contadino, e l’inizio
di un nuovo ciclo naturale. In ultima analisi la tradizione svela,
dunque, sempre un forte radicamento ad un rituale generante abbondanza
di cibo.
Si evince, quindi, che elemento collante del folclore sammichelano
è la CUCINA, dentro e fuori casa. E al turista che soggiorna
nella nostra cittadina non potrà sfuggire la sacralità
attribuita dal Sammichelano ad una tavola imbandita: ad essa si
incontrano in occasioni festive i componenti della ‘famiglia’,
dove la famiglia spesso comprende anche famiglie di fratelli e
sorelle, genitori, amici e ‘compari’ (testimoni di
matrimonio, padrini-madrine di battesimo-cresima, o amici intimi).
E da essa spesso non ci si ‘scolla’ fino a sera, risparmiando
agli ospiti, ormai strasazi, nel palato e nello spirito, di provvedere
per la cena.
A San Michele Salentino persiste, inoltre, l’uso di molte
massaie del paese di farsi da sé e nel forno a legna, annesso
quasi sempre alla abitazione di campagna, la provvista di “piddica”
(pane di patate), frise, tarallini, focacce, e sovente anche di
“stacchiodd” (pasta fresca fatta in casa), utilizzanto
farina di frumento locale acquistata sfusa dal mulino. Accanto
ai prodotti da forno, buona parte delle donne del luogo si diletta
a continuare la tradizione delle mamme di produrre da sé
il formaggio, come il cacioricotta, il caciocavallo, il pecorino,
e latticini, come la ricotta e la ricotta forte. E soprattutto
in estate, magari in occasione dell’altro appuntamento obbligato
per le casalinghe del luogo, quello della produzione in casa della
salsa da pomodoro cotta nelle “frizzole” (ampio calderotto
di rame per cottura sul fuoco), l’ampio spazio e l’aria
aperta di campagna costituiscono una cornice lietissima per una
ennesima riunione delle famiglie. E sicuramente il visitatore
curioso e rispettoso delle nostre abitudini, vi sarebbe accolto
con il massimo dell’ospitalità e cordialità.
Costui avrebbe modo di assaporare una varietà di piatti
gustosi preparati con ingredienti derivanti direttamente dalla
produzione locale. In primis l’olio d’oliva extravergine,
grande protagonista delle pietanze del luogo. Infatti, San Michele
Salentino ne è un cospicuo produttore nell’ambito
dell’associazione olivicola “Extravergine di Oliva
DOP- Collina di Brindisi”. La nostra cittadina fa, tra l’altro,
parte del relativo circuito della Strada dell’Olio, itinerario
enogastronomico e culturale.
Legumi, verdure, ortaggi e frutta non sono da meno e sono portabandiera
di quella tanto famosa e sanissima dieta mediterranea illustrata
ricorrentemente da nutrizionisti rinomati.
Ma anche la carne qui la fa da padrona, essendo le nostre macellerie
mete ambite dei buongustai dei paesi limitrofi per le squisite
carni nostrane provenienti da allevamenti locali. Del resto, i
numerosi fornelli pronti del posto, annessi a tali macellerie,
permettono agli avventori di rendersene conto di persona, magari
anche comodamente seduti e rilassati nei gazebo allestiti dinanzi
ad essi.
E, seppure San Michele non sia paese di mare, la relativa vicinanza
ad esso rende ricorrente portate culinarie a base di buon pesce
fresco.
Esemplificativi della DIETA SAMMICHELANA
sono i seguenti piatti, richiedibili comunque in una delle nostre
trattorie tipiche:
“LI
STACCHIODD”, (da non confondere con le orecchiette baresi,
seppure simili!) pasta condita col sugo di pomodoro fresco e basilico,
imbiancata da una manciata di cacioricotta o pecorino grattuggiati;
“LI BRASCIOL”, secondo di
carne cotto nel sughetto di pomodori che solitamente accompagna
“li stacchiodd”;
“LI PURPIETT”,
contorno spizzicoso che si presta sia come antipasto, che come
contorno;

“LI FEF”, fave accompagnate
da contorni costituiti da “PIPICANNEDD SPRITT” (peperoni
soffritti), “FOGGHIE” (misto di verdure selvatiche
e coltivate), insalata di cipolla, cocomeri, oppure frutta come
uva e pere;

“L’ALIE ALLA CONZ”,
olive da contorno preparate con la cenere secondo una antichissima
procedura;
“LI MARANGIEN CULL’AGGHIE
ANGUL” , melanzane aromatizzate all’aglio, formaggio
e prezzemolo, fritte in olio extravergine d’oliva;
“LA COPPA”, gustoso secondo
di carne arricchito con formaggio locale e un pizzico di peperoncino,
piacevolissimo nelle serate invernali.
Per finire in ‘dolcezza’:
“PAST D’A MENL” (pasticcini alle mandorle),
“CUPET” (preparato con caramello e mandorle tostate),
“FICHI MARRITET” (fichi ripieni di mandorle.), “LI
CARTEDDER“ (sfoglie dolci da bagnare in miele o vino cotto).

E tutto questo non è che un assaggio
di quello, di cui ci si potrebbe deliziare venendoci a trovare…
Vita Bellanova e
Rosella Semeraro, in Guida
Turistica,
edita dall'Amministrazione Comunale di San Michele
Salentino, 2003
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