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  Santo patrono: San Michele Arcangelo
 
Considerato dagli Ebrei come il principe degli angeli, il capo supremo dell'esercito celeste che difende i deboli e i perseguitati, il nome dell’arcangelo in ebraico suona ‘Mi - ka – El’ e significa: “Chi è come Dio?”, un grido di guerra contro chiunque presuma di farsi uguale a Dio. La tradizione attribuisce a San Michele anche il compito della pesatura delle anime dopo la morte e nei primi secoli del cristianesimo, specie presso i Bizantini, il santo era considerato come medico celeste delle infermità degli uomini.
Il culto di San Michele Arcangelo si accompagna al primo sviluppo del cristianesimo, dato che già nel V secolo si festeggiava la dedicazione della Basilica a lui intitolata a Roma (? 29 settembre), e l’Apparitio che tramanda l’apparizione di San Michele sul Gargano (? 8 maggio). Ma la sua venerazione è testimoniata fin dal II secolo d.C. in varie località piú ad Oriente, ove erano diffusi i santuari detti Michaelion.
Nel Medioevo le relative manifestazioni cultuali sono sovente legate all'ambiente delle grotte. Ad esse contribuirono in Italia i Longobardi , che vi esercitarono il proprio dominio (ad eccezione del centro della penisola) dal VI al X secolo, in continua contesa con i Bizantini.
La storia di fondazione del nostro paese, seppure molto recente, potrebbe legarsi a tali presupposti. Il fatidico ritrovamento di una statua in pietra del santo guerriero in un punto imprecisato dell’attuale piazza Marconi da parte di un contadino del luogo, evento che influenzerà la denominazione della masseria-nucleo embrionale di San Michele Salentino, fa presupporre la presenza di uno sconosciuto insediamento in tale luogo, forse ricollegabile al monachesimo orientale. La caratteristica conformazione carsica del territorio, con le innumerevoli grotte, si combina, infatti, con la storia altomedievale dell’Iconoclastia, cosa che ha determinato i numerosi insediamenti in grotta di natura religiosa in tutta la Puglia. E’ altrettanto probabile che l’antico culto micaelico sia stato incentivato qui dai Longobardi, alla cui presenza è legato il confine costituto dal Paretone dei Greci.
In questi luoghi, tuttavia, la devozione per il santo assume una connotazione non ‘bellica’, bensì agro-pastorale, legata cioè all’attività che la popolazione locale da tempo immemore ha esercitato per garantirsi la propria sopravvivenza. La sua valenza come protettore degli animali e dei raccolti sembrerebbe completamente estranea a quella originaria di difensore della fede e curatore di anime. Ma in realtà, nella data del 29 settembre a lui dedicata, si denota una cesura tra due momenti vitali e un prepararsi al cambiamento successivo. Vi è una forte comunanza tra la spirituale purificazione delle anime per essere degni dell’aldilà e il ciclo produttivo materiale del mondo rurale, coincidente con la fine del raccolto e l’inizio di un nuovo ciclo produttivo, quello oleario, in un periodo difficile per la modesta vita contadina, l’inverno. La cultura e le abitudini cultuali di un luogo, del resto, si radicano da sempre alla economia praticata dagli abitanti del luogo. Così anche a San Michele Salentino. E la connessione delle ritualita religiose con il ciclo produttovo locale è emblematizzata dalle modalità quasi tragiche con cui, ancora fino alla seconda guerra mondiale, in un territorio anticamente flagellato dalle siccità come questo, le processioni dedicate al santo nelle due ricorrenze annuali assumessero un tono drammatico. Soprattutto nella data dell’8 maggio in prossimità dell’arsura estiva, quando si chiedeva una stagione ricca di pioggia sottoponendosi alle pratiche più strazianti, come l’indossare corone di spine, il precedere in processione pregando in ginocchio, ecc..Oggi la devozione si manifesta in chiave meno ‘disumana’ e più gioiosa, ricordando il santo con due solenni processioni, l’8 maggio e il 29 settembre, e concentrando le festività civiche, con luminarie appariscenti ed esibizioni di rinomate bande musicali locali, nel periodo estivo, in concomitanza cioè con quello che era, ed è ancora, un periodo di ritorno in patria delle numerose famiglie sammichelane residenti all’estero.

Vita Bellanova e Rosella Semeraro, in Guida Turistica,
edita dall'Amministrazione Comunale di San Michele Salentino, 2003

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