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  Passeggiando per il paese
 
2) In cammino per le masserie sammichelane, sulle tracce degli antichi mestieri e sapori:
Un altro percorso potrebbe prevedere una visita alla Masseria Augelluzzi, ove avremmo la possibilità di cogliere uno scorcio della esistenza contadina. Vedremmo all’opera la famiglia che gestisce l’azienda agricola che vi ha sede, seguendo alcune delle mansioni giornaliere che scandiscono l’attività produttiva: il governo del bestiame, la mungitura delle mucche, e quant’altro costituisce la quotidianità della vita in masseria. La massaia potrebbe mostrarci il procedimento tradizionale della produzione casearia e illustrarci la differenza fra i diversi tipi di formaggi.

Sempre in contrada Augelluzzi ammireremmo in lontananza, da quello che costituisce il punto più elevato del territorio sammichelano (170 m sul mare), il centro urbano a mò di cartolina panoramica.
Prima di procedere verso un altro casale rustico per una gradita pausa pranzo, faremo una capatina al vicino Parco Naturalistico Augelluzzi, custode di flora e fauna tipica della macchia mediterranea e utilizzabile dai cultori del fitness per il percorso vita che esso possiede.
Un pranzo a base di pietanze tipiche può svolgersi, per esempio, in una delle azienda agricola e olearia della zona, allietando il palato con la degustazione di vini locali sulle note di una allegra pizzica-pizzica. In tale sede si potrebbe anche assistere alla dimostrazione pratica della preparazione della nostra pasta fatta in casa sul tavoliere in legno, gli “stacchiodd” e li “maccarrune” (creati con il “frusciedd”), o di sottoli, marmellate e altre raffinatezze nostrane. Vi potrebbe essere offerta la possibilità di assistere alla fabbricazione delle “scieie”, supporti fatti in canne derivate dai numerosi canneti della zona utilizzati per l’essiccazione dei fichi e per il trasporto di altri prodotti agricoli. O ancora si potrebbe osservare da vicino la creazione di “panari”, i cesti in vimini delle più svariate dimensioni che fungevano come contenitori per i più diversi bisogni per i contadini di una volta.
Prima di dirigerci verso il centro abitato si avrebbe modo di osservare, passando per i viottoli di campagna, l’architettura rurale dei trulli sammichelani e di visionare altre masserie. Sul percorso ci imbatteremmo nelle purtroppo abbandonate Masseria Cotugni e Masseria Archinuovi, due dei diversi centri di produzione e insediativi del passato sammichelano, la cui carica suggestiva è, paradossalmente, assicurata dallo stato di degrado evidente.
Una volta giunti in paese, immaginiamoci di vivere come i primi coloni vissuti nell’ormai scomparsa Masseria San Michele. Potremmo così, meglio comprendere le necessità quotidiane dei componenti della comunità del nascente villaggio, il quale, come tale, comportò una separazione delle mansioni sociali e il conseguente affiorare di una prima cerchia di artigiani. Ancora oggi sopravvivono professioni antiche che in quel tempo si affermarono. E al visitatore che si accinge a conoscere la varietà del corredo della cucina di una volta visitando il punto vendita di ceramiche locali in piazza Marconi, può essere mostrato come la gente di prima ricorreva al “conzapiatt” per aggiustare, e quindi, riutilizzare i tegami, le pignate, i “capasoni” e gli “zinni” rotti, viste le magre possibilità economiche che non permettevano quell’usa e getta imperante oggi. L’idea della sacralità degli oggetti, che i primi Sammichelani dovevano conservare tenacemente intatti e funzionali, è resa bene, ad esempio, anche dal ricorso di allora allo “scarparo” per prolungare allo stremo l’uso delle scarpe usurate dal lavoro in campagna. Ancora oggi sopravvive tale mestiere a San Michele Salentino, ed è possibile osservare lo scarparo all’opera secondo quegli stessi metodi artigianali e quella stessa sapienza antica che tornò utile alla popolazione sammichelana del passato. Questo, insieme ad altri mestieri artigianali tradizionali preservatisi in San Michele Salentino, rappresenta una preziosa risorsa non solo del paese, ma anche di chi intende conoscere le nostre origini e la nostra cultura, che è poi pur sempre uno spicchio piccolissimo, ma rappresentativo, di quell’insieme di storie e culture di tutta l’umanità.

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Vita Bellanova e Rosella Semeraro, in Guida Turistica,
edita dall'Amministrazione Comunale di San Michele Salentino, 2003
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