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Anche se
iscritta nei registri delle nascite del vicinissimo
Comune di S. Vito dei Normanni, Pompea Santoro è da
considerare a tutti gli effetti come originaria di S.
Michele Salentino, avendo vissuto qui gli anni più importanti
della sua infanzia fino a quando con la sua famiglia
si trasferì a Torino, dove iniziò la carriera, e avendo
nel tempo mantenuto con esso un costante rapporto di
frequentazione, sia pure di carattere stagionale.
La formazione di
Pompea prende le mosse presso la scuola del maestro
Jusa Sabatini, sotto la guida delle insegnanti Carola
Zingarelli e Margarita Trayanova.
Nel 1978,
a sedici anni, vince il Concorso Tersicore a Brescia
e immediatamente si aprono per lei le porte del successo:
Alberto Testa la invita al Festival dei due Mondi
a Spoleto e subito dopo Pippo Carbone le offre il contratto
per il Cullberg Ballet di Stoccolma, fondato
e diretto dal 1967 da Birgit Cullberg, una delle
più grandi coreografe del nostro tempo.
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In questo
periodo viene ammessa anche alla scuola della Scala
di Milano, ma di fronte alle prospettive offerte dal
balletto svedese Pompea non ha esitazioni e decide di
entrare subito nella prestigiosa compagnia.
La passione per
la danza e l'impegno che profonde sulle punte le consentono
di affinare le sue doti tecniche e farsi apprezzare
in tutta fretta in ruoli di primo piano, come in quello
della figlia più giovane ne "La casa di Bernarda"
(di Garcia Lorca) e, a soli 17 anni, nella parte principale
de " La notte trasfigurata" di Jiri Kylian. Infatti,
nel 1980 già scende nel nostro paese per partecipare
autorevolmente alla serata "Nervi mia cara".
A partire da questo
momento Pompea calcherà i palcoscenici più prestigiosi
del mondo, tra i quali quelli di Stati Uniti,
Australia, Giappone e Brasile,
oltre naturalmente a quelli europei e italiani
(Milano, Roma e Torino, soprattutto),
e con coreografi del calibro di Birgit Cullberg,
Iny Killan, Ohad Naharin, Nacho Duato e Mats Ek,
che nel tempo considererà il suo Maestro.
Nel 1988
proprio Mats Ek, figlio di Birgit Cullberg ed
erede artistico nella direzione della compagnia,
le affida il ruolo di Giselle, che per sei anni
era stato appannaggio di un'altra grande danzatrice
che risponde al nome di Ana Laguna.
Nel 1989
riceve il premio "Positano Danza".
Nel 1990 partecipa
a Fiesole ad uno dei più graditi Galà organizzati
in suo onore nel corso degli anni e di lei si accorge
il noto giornalista televisivo Gianni Minoli, che le
dedica una inchiesta di Mixer sul tema dell'emigrazione
nel settore della danza.
Nel 1993,
in Svezia, riceve il premio "Karina Arts
Hedersstipendium", quale migliore danzatrice
straniera;nel 1994, in Italia,
il "Vignale Danza", per la migliore
danzatrice italiana all'estero e "Danza Danza"
per la migliore artista italiana al mondo.
Nel 1994,
sempre con il Cullberg Ballet, partecipa alla gara organizzata
per l'inaugurazione alla danza dell'Auditorium Lingotto
di Torino. Per l'occasione Pompea indossa i panni
della Carmen, la bella sigaraia-eroina gitana
raccontata da Prospero Merimée (1845) e resa popolare
dal melodramma di Gorge Bizet, in una rilettura coraggiosa
e geniale firmata da Mats Ek (1992). La performance,
che è accompagnata dalle musiche del russo Rodion Scedrin,
è salutata da grandi ovazioni dal pubblico e ottiene
un significativo successo sugli altri concorrenti
in gara: l'americano Pilobulos ed il Bolscioi
di Mosca.
Nel 1995,
al Teatro Alfieri di Torino, mette in scena
"Erba" ("Grass"), una coreografia di Mats Ek, sulle
note di una musica eseguita dal fratello Cosimo Santoro.
E' la prima volta che il famoso coreografo svedese consente
ai solisti di una compagnia italiana la possibilità
di interpretare un suo celebre balletto. Tale onore
spetta alla Compagnia di Danza del Teatro Nuovo. Il
riallestimento è appunto di Pompea. L'organizzazione
di Gian Mesturino (Fondazione Teatro Nuovo
per la Danza, Il gesto e l'anima, XVI Rassegna internazionale,
La magnifica danza; Marzo - Aprile).
Nelle vesti di
Carmen, tra le altre, si esibisce nel 1995 (3
- 9 Maggio) al Lirico di Milano (la guida del
Cullberg Ballet è intanto passata alla coreografa americana
Carolyn Carlson, considerata una delle grandi
sacerdotesse della danza contemporanea), dove va ad
applaudirla e salutarla il pittore sammichelano che
vive a Milano Stefano Cavallo
Due mesi dopo del
medesimo anno 1995, Pompea Santoro partecipa
con i solisti del Cullberg Ballet e i solisti
del Teatro Nuovo di Torino alla rassegna
inaugurale del "Vignaledanza" intitolata "Una
storia da Birgit a Mats: 35 anni di danza", interpretando
le creazioni più celebri dei due grandi coreografi svedesi
("Adamo ed Eva", B. Cullberg; "La casa di Bernarda
Alba", "Bambini vecchi", "Giselle", "Giù
nel nord", "Carmen", "Prati insignificanti"
- "Grass", "Lago dei Cigni", M.Ek).
Nel 1997,
sempre a Milano, ma questa volta alla Scala,
danza con il giovanissimo Massimo Murru una Giselle
- secondo il quotidiano La Repubblica (19.12.1997) -
insolitamente inquietante per la coreografia di Mats
Ek (ancora lui!) |