Eventi - Bandi Concorsi e Avvisi - Gazzetta Ufficiale - Sportello unico - Link Utili - Delibere comunali

 
Oggi è
» Il Sindaco
» La Giunta Municipale
» Il Consiglio Comunale
» Statuto e regolamenti
» Verbali di Consiglio

» Delibere Comunali

» Comunicati Stampa
» Rassegna Stampa
» Organizzazione
» Anagrafe e stato civile
» Serivzio elettorale
» Attività produttive
» Polizia Municipale
» Ragioneria
» Tributi
» Servizi sociali
» Servizi scolastici
» Lavori pubblici

» Edilizia e urbanistica

» Sportello Unico - SUAP
» altro
     
  Principe Francesco Dentice di Frasso
 

Il nome del Principe Francesco Dentice di Frasso è legato alla nascita del Comune di San Michele Salentino, e quest’anno ricorre il 165° (4 agosto 1839-2004) della vendita in enfiteusi del territorio della Masseria di San Michele.

Francesco Dentice nacque a Napoli il 6 ottobre 1800, sesto di otto figli del Principe Gerardo e di Ippolita di Tocco Cantelmo Stuart. Il padre Gerardo Dentice è stato il primo Principe dei feudi di San Vito e San Giacomo della dinastia dei Dentice di Frasso, ed anche l’ultimo feudatario per causa dell’emanazione della legge del 2 agosto 1806 che aboliva la feudalità. Questo Principe si trovò nel periodo più delicato della storia del Regno delle Due Sicilie, per le vicende della Rivoluzione Partenopea del 1799, ma principalmente per le leggi di Napoleone I 1803-04 che impose all’Europa il blocco continentale del commercio di olio che la famiglia Dentice produceva nelle masserie di San Giacomo, Ajeni, San Michele, San Vito ed altre sparse in Puglia e Campania. L’olio prodotto nei nostri tappeti veniva trasportato e imbarcato nel porto di Gallipoli, che in quei tempi era tra i più importanti dopo quello di Napoli. La produzione e l’esportazione dell’olio d’oliva erano, non solo un lavoro che richiedevanotevole impegno, ma anche elemento indispensabile per l’economia dell’intera zona e della Puglia. A queste vicende si aggiunse l’abolizione della feudalità che mise a dura prova le risorse economiche della famiglia Dentice, ed il Principe Gerardo fu costretto a vendere i feudi di Frasso, Torre Annunziata ed altre proprietà che deteneva in provincia di Foggia. Mantenne le proprietà degli ex feudi di San Vito e San Giacomo dove era stata costruita la Masseria San Michele, sorta sul vasto territorio della Masseria Ajeni, come risulta dal Catasto Onciario di San Vito degli Schiavi del 1746, Ajeni era censita per 527 tomoli di terra ed un arbustato di 10.000 alberi di quercia.

La Masseria San Michele, essendo di nuova costituzione, si differenziò dalle altre: nel gergo popolare veniva chiamata “Masseria Nuova” denominazione che resiste ancora nel linguaggio degli anziani. Questa masseria era una grossa realtà produttiva e lavorativa composta di casamenti, corti, bosco, vasi d’acqua, terre per la semina, alberi fruttiferi, terre per il pascolo poiché dotata di 600 capi di bestiame, dove lavoravano molti coloni. Nella masseria era stata eretta una Cappella Rurale in cui i coloni potessero ascoltare la messa e nel 1779 la famiglia Dentice chiede e supplica: “… la Maestà del Sovrano con Regal Dispaccio, d’intesa con l’Università (Comune di San Vito) per l’assegnazione della dote, … come di elemosina al sacerdote che sarà nei giorni festivi a celebrare la Santa Messa …”.

Dopo la morte del Principe Gerardo Dentice, avvenuta a Napoli il 24 aprile 1811, il titolo nobiliare e le conduzione degli ex feudi passarono al primo figlio maschio Michele; questi morì l’anno successivo, il 29 aprile 1812 senza prole. Il possesso passò al figlio Luigi, che gestì gli ex feudi di San Vito e San Giacomo insieme ai fratelli Francesco e Antonio.

Francesco Dentice, fu un giovane dedito allo studio, molto colto ed intraprese la carriera diplomatica. Infatti, il 10 settembre 1820 venne nominato Regio Segretario di Legazione presso la Corte dell’Aja in Olanda. Il 4 dicembre 1824 sposò la nobile Giustina di Tocco Cantelmo Stuart, figlia di Nicola Duca di Apice e di Maria GiovannaMastrilli dei Duchi di Marigliano. Ritornato a Napoli fu nominato Maggiordomo della Regia Corte. In questo periodo incominciavano i movimenti politici che portarono alla Costituzione del 1848, con tutte le sue vicende. Francesco Dentice si dedicò alla vita politica, sperando che, dopo la Costituzione la vita del Regno sarebbe cambiata in meglio. Nell’approssimarsi delle elezioni rinunziò a candidarsi nelle liste del Regno, scegliendo di rappresentare il popolo nel nuovo Parlamento Napoletano. Nella tornata elettorale dell’8 luglio 1848 venne eletto nel Collegio di Brindisi e sotto la presidenza di Domenico Carpitelli, fu eletto Questore della Camera. Francesco Dentice morì a Parigi il 16 febbraio 1859. In precedenza, aveva pensato di far sorgere delle abitazioni e raggruppare le famiglie nelle tenute di San Michele e Ajeni, poste nell’ex feudo di San Giacomo, ricadenti nel territorio del Comune di San Vito di Terra d’Otranto. Infatti, nel 1838 contattò Francesco Paolo Argentieri, massaro che teneva in fitto la Masseria San Michele, partecipandogli la volontà di vendere in enfiteusi la masseria ed i terreni e chiese l’interruzione del fitto. Dopo aver ricevuto la disponibilità di Argentieri, incaricò il Procuratore Speciale Sig. Raffaele Romano al disbrigo delle pratiche. Le prime assegnazioni dei terreni avvennero presso la Masseria San Michele il 4 agosto 1839, atti redatti dal notaio Vitantonio Nardelli di San Vito. La masseria venne smembrata e venduta a singole arcate ed il terreno frazionato e venduto a tomoli. I maggiori acquirenti furono i massari che avevano gestito le varie masserie dei Dentice ed altri contadini che possedevano una disponibilità economica. Questi si stabilirono in parte nei locali della masseria, altri costruirono delle modeste abitazioni, dedicandosi al disboscamento ed alla bonifica dei terreni predisponendoli a nuove colture. La zona della masseria San Michele ben presto si popolò e negli atti ufficiali del Comune di San Vito, venne inizialmente denominato “Villaggio San Michele”. Con l’incremento di nuovi coloni, crebbero anche le esigenze: infatti, il 13 maggio 1876 il Consiglio Comunale di San Vito prese in esame la richiesta dei Sanmichelani di ingrandire l’unica chiesa e di costruire il cimitero, poiché il Villaggio conta già mille abitanti.Successivamente, l’ubicazione di queste strutture vennero indicate sulla via per San Vito, per soddisfarne le esigenze degli abitanti di San Michele e Ajeni. Dopo la costruzione della chiesa e del cimitero, il villaggio assume una nuova entità ed ufficialmente viene denominato “Borgata San Michele”.

Nel 1900, gli abitanti chiedono l’autonomia parrocchiale della chiesa di San Michele Arcangelo e dopo aver definito la dotazione, viene elevata a Parrocchia il 3 marzo 1901 con assenso ecclesiastico, nominando parroco don Pietro Nicola Galetta.

Nel 1912, dopo alcune sommosse popolari, i Sanmichelani chiesero che la “Borgata San Michele”, divenisse “Frazione San Michele”, cioè parte integrante della vita socio-politica del Comune di San Vito deiNormanni. Questa richiesta venne approvata e nella tornata elettorale del 13 aprile 1913, la Frazione elesse i rappresentanti nelle persone di: Tagliaferro Ettore, Basile Giovanni, Parisi Giovanni e Santoro Pietro. Questi si prodigarono a migliorare le condizioni della Frazione e negli anni successivi, i vari consiglieri eletti nelle varia tornate elettorali, avviarono un procedimento per giungere all’autonomia comunale di San Michele.

La “Frazione San Michele” divenne Comune autonomo con Regio Decreto del 25 ottobre 1928, assumendo il nome di SAN MICHELE SALENTINO.


Marco Marraffa
San Vito dei Normanni

 

» Cartina e stradario
» Come raggiungerci
» Territorio ed economia
» Cenni storici
» Tradizioni e gastronomie
» Itinerari
» Accoglienze turistiche
» Personalità
» Associazioni
» Sport
» Info utili
» Farmacie
» Servizi Locali Asl
» Ass. volontariato
» Archivio News
» Archivio Eventi


Home | Uffici | Amministrazione | Città | Servizi | Il Comune Informa | Infomagiovani
copyright © 2006. www.comune.sanmichelesal.br.it.Tutti i diritti riservati.